Un paio di eroi

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  1. fabiobald.

    fabiobald.

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    La “roba” da moto è come il Cognàc: migliora invecchiando. Qualsiasi cosa vai a comprare finchè è nuova è “dura-ignorante” da essere quasi impraticabile, a cominciare da vestiario-calzature-guanti. Tutto è imbottito di placche e “bugnature” come se dovessimo entrare in un’arena per gladiatori. Vivaddio vado in moto….non sono un Trace dell’antica Roma. Purtroppo regna un dogma pernicioso: cadere in moto è un evento quotidiano quasi scontato (non è vero). C’è chi coltiva questo “corazzato” concetto di sicurezza: opinioni che rispetto, ma non condivido.
    Bè, comunque, i miei vecchi “imbuoniti” guanti dopo tanti viaggi si sono arresi. Ieri sono andato alla ricerca di un paio di degni sostituti: semplici con pochi orpelli, poche “bugne” da guerra. Ho faticato (come sempre) per trovarli. Ne ho provati….non so quanti: faticavo a chiudere le dita, hanno messo delle placchette pure sulle unghie! Dopo due motor-shop ho scelto i meno peggio, credo li metterò in un sacco e li pesterò per qualche ora.
    Mi sono ricordato di quanto segue che forse avrò postato tempo fa (ancora attualissimo).
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    UN GIORNO AL MOTOR-SHOP (alla ricerca di un paio di eroi)
    di Fabio Baldrati

    "Prediligo le cose semplici, sono l'ultimo rifugio del complicato"
    Oscar Wilde

    Eh, caro Oscar, vorrei vederti ai giorni nostri: oggi le "cose semplici" sono diventate più rare dei panda. Anche la semplicità andrebbe tutelata.
    Ho investito buona parte di un sabato alla ricerca di un paio di stivali da moto, scuri e senza troppi fronzoli, per l'appunto semplici. Sembrerà incredibile….ma non è stato facile trovarli. Questo è il resoconto di una mattinata trascorsa nei motor-shop della mia città (Ravenna) alla ricerca di un nuovo “ paio di eroi”.
    Riguardo all'abbigliamento da moto e relativa “chincaglieria” ho le idee chiare: quando trovo ciò che mi soddisfa lo compro senza badare a spese, perchè lo userò per anni. E cerco cose semplici, di buona qualità, colori sobrii. Le cose semplici (da non confondere con sempliciotte) e di qualità, non creano problemi e non temono lo scorrere del tempo; mentre i colori sobrii meglio si difendono dagli scarichi di certi fuligginosi camion diesel che sovente devi subire e non puoi sorpassare. Giubbetti e completini sgargianti costituiscono un bel colpo d'occhio ma bastano alcune giornate “toste” trascorse in moto per renderli quasi irriconoscibili.
    Ammiro i miei vecchi stivaletti da moto stanchi e laceri adagiati sul pavimento: sembrano dotati di una memoria propria, in un certo senso sono “vivi”, restano in “piedi” senza afflosciarsi e ancora vogliono resistere dopo mille viaggi e cinque moto “consumate”. Ma affezionarsi alle cose è sciocco e infantile (così dicono), e un sabato mattina decido di rimpiazzare quel “paio di eroi”.
    Dalle mie parti vi sono quattro o cinque motor-shop fornitissimi in cui puoi trovarci anche il latte di gallina, uno di questi è il “mio” negozio abituale a Ravenna. Parto fiducioso di buon mattino. Sono il primo cliente della giornata, la signora titolare del negozio mi conosce bene, mi servo quì da molti anni, e mi riceve con gentile sincerità: "Salve Fabio, come stà? Rispondo: "benissimo….vorrei un paio di stivaletti fatti così e così….". Squote la testa mentre il suo volto assume quella smorfietta tipica di quando diciamo qualcosa di sgradito: “mmmmm….credo di no”. Poi rispolvera un classico del commercio: "però attenda, vado a vedere cos’ho rimasto". Aspetto e mi guardo attorno col rumore delle scatole in sottofondo: certo non immagino che sarà la colonna sonora di tutta la mattinata. Ovunque poso lo sguardo trovo quel “racing” spinto che, a quanto pare, è sempre molto gettonato: appese in bella mostra vi sono tute sgargianti e molto "corazzate", poi caschi intergrali dal profilo aerodinamico-sfuggente; addirittura alcuni modelli sono dotati di piccoli alettoni! Anche lo stile Country sembra andare alla grande: brache da vaccaro, giubbotti alla Pecos Bill, e una serie di gilè frangiati con il ritratto di un indiano sullo schienale corredato da un trionfale: "Crazy Horse l'ultimo Apache!" Eh….buonanotte, Cavallo Pazzo era Apache come io sono buddista: era un capo-guerriero Sioux-Oglala.
    Ma sì….va bene…è giusto così, in fondo il mondo della moto è bello proprio perchè è vario e colorito, se il “popolo” motociclante assomigliasse al sottoscritto sarebbe noioso fino alla depressione.
    Quando la signora torna mi trova assorto su quell’armamentario country-americanizzante: "Che bei gilet frangiati eh? ne vorrebbe provare uno?" Rispondo serafico: "Sì, se me l'ordinasse il medico". La signora conosce bene i miei gusti sobrii e scherziamo amabilmente. Ella ha depositato alcune confezioni sulla moquette e mentre ne apre una mi dice: "spiacente Fabio ma ‘stavolta non potrò accontentarla, come li cerca lei non si trovano più….li ho così" : mi mostra stivaletti sgargianti adatti per la maschera di Arlecchino e molto, molto corazzati, roba da competizioni. Sono imbottiti di placche ai lati, sulle caviglie, nei talloni; a stento ci infilo dentro i piedi, poi provo a camminare per il negozio: TroncK TroncK….nemmeno riesco a muovere il “collo” del piede, ma come farò a usare il cambio? E il freno a pedale? Mah….sarà perchè sono nuovi.
    Ne provo altri modelli e sono anche più “rigidi”, credo che nemmeno in guerra si possa usare roba simile. Sorrido alla signora e le dico: "ma….mi ha guardato bene? non sono Russell Crow e non devo andare nell'arena a fare il gladiatore, vorrei semplicemente andare in moto". Lei allarga le braccia e annuisce: "lo so, adesso li fanno così. Però....aspetti, ne ho rimasto un paio che forse....". Tempo trenta secondi e si presenta con un voluminoso scatolone velato di polvere che potrebbe contenere un TV-Color: "guardi, questi sono come quelli di Marlon Brando nel film Il Selvaggio" : faticosamente estrae due stivaloni attraversati da enormi fibbie in stile cinturone-corsaro-nero, il tacco sembra una mezza pietra, devono aver usato l’intera pellaccia di un vitello. Che spreco. Mi spiace per il vitello.
    Uno di quei "cosi" le cade sul pavimento: PTUNF!!....UNF….unf….il negozio sembra la valle dell'eco. Pensa un po! Ci macava pure Marlon Brando! No no….non ci siamo proprio. "Mi spiace signora, l'ho fatta faticare per nulla". E lei: "non si preoccupi, è il mio lavoro". Buongiorno e buongiorno. Peccato, mi sarebbe piaciuto acquistarli quì. E se non li ho trovati qui….la vedo ardua.
    Non sarà facile sostituire degnamente il mio attempato “paio d’eroi”. E’ proprio vero: la “roba da moto” ti si adatta “addosso” e migliora invecchiando come il Cognàc, oltre che con l’utilizzo; quando giunge il momento di rinnovarla può essere un piccolo problema.
    Provo in un altro motor-shop: davanti alla vetrina troneggiano in bella mostra tre super-racing sgargiantissime il cui "cambio-gomme" richiederà certamente un mutuo a tasso agevolato. I loro fanali sembrano occhi di felini aggressivi, mentre i motori armati di chissà quante valvole e centinaia di HP sono segretati dentro a carenature aerodinamiche inviolabili: vantano prestazioni difficilmente fruibili nell’ambito di un circuito, figuriamoci sulle strade di tutti i giorni….a me sembra una follia. Sui fianchetti vi sono sigle alfanumeriche complicate da sembrare formule chimiche: XYZK1100….eh però….è innegabile che sono capolavori, anche la meccanica dovrebbe vantare uno “status dell’arte”.
    Non so che farci: le super-sportive proprio non mi corrispondono, non sono “pane” per i miei denti. Mah…..i gusti personali sono come i genitali: ognuno si tiene i propri. Ho il culto delle moto da viaggio dal carattere austero, tradizionale e longevo, in particolare le grosse Guzzi, ma non solo, le BMW boxer, le Ducati turistiche, le Honda e le Yamaha da viaggio….tutte ”macchine” stupende e ottime.
    Appena varco la soglia li vedo: sono tre “patiti” del sabato pomeriggio, gente che in moto si diverte rischiando davvero troppo, e infatti hanno assaggiato il “duro” più di una volta. Uno di loro stà indossando una tuta in pelle integrale, cioè “intera” dal collo alle caviglie, col cartellino penzolante dal collo; e per i cultori del “genere” sarà certamente una meraviglia (la tuta): aderente e avvolgente, sulla schiena una "gobba" che sembra lo spoiler di un’auto da Rally, è sgargiante di rosso, bianco e giallo, una specie di “fulmine” stilizzato ne attraversa il petto. Spalle e gomiti sono corazzati, così come i fianchi, mentre ai lati esterni dei ginocchi vi sono quelle “saponette” che qualche temerario (nessuno che io conosca) riesce a far strisciare in “piega”. Mai ho avuto risposta ad una certa domandina: “come accidenti fate quando vi viene quel bisognino?” Se mi obbligheranno per legge a questo stile “gladiatorio”….appenderò il casco al chiodo per sempre, questo è poco ma in compenso è certo: non mi adatterei mai. Alcuni amici coltivano questo concetto “corazzato” di sicurezza: opinioni che rispetto, ma non condivido.

    Li conosco di vista e ci salutiamo con un cenno. So per certo che percorrono tra sì e no un migliaio di chilometri all'anno tutti spasimati a tornire curve ben oltre il ritiro-patente; rischiano la propria pellaccia e quella altrui (e non mi riferisco alla pelle della tuta) rapiti da una concezione della moto che mi è diametralmente opposta. La mia impressione è che della motocicletta e dei suoi innumerevoli piaceri essi abbiano compreso poco, ma tant’è….ognuno ha i propri gusti e convinzioni.
    Del resto anch'io sono inconcepibile ai loro occhi e non ho il diritto di salire sul pulpito e giudicare. E’ comunque vero che per loro sono quello un po "strano”: il “bradipo” che stà sulla moto da mattina a sera e si ferma solo per pisciare o per fare il “pieno”, il guastafeste che puntualmente si ritrovano davanti al manubrio proprio a ridosso di quelle curve che bramavano da una settimana. Ogni domenica avverto nei miei specchietti il loro furore in “staccata” (cioè in frenata estrema) e se potessero mi calpesterebbero.

    A volte mi domando quale sia il “popolo eletto” fra noi: i mototuristi, o motoviaggiatori simili a me, oppure loro? E chi è il "vero motociclista"? E' il racing-man dai colori di guerra con la 140 HP in garage perennemente coperta dal telo protettivo? E’ il Biker in sella al Chopper con le braccia in aria bardato alla Pecos Bill? E’ il mototurista serioso e noioso in grigio-blu?
    Questo fantomatico "vero centauro" che ricerchiamo alla stregua del Godot di una commedia brecthiana è qualcosa che ognuno di noi vede modellato secondo il proprio "credo", in realtà non esiste, o forse ne esiste uno per ogni “motociclo” immatricolato.
    Bè, comunque, a giudicare da ciò che viene esposto nei motor-shop della bassa-Romagna sembrano evidenti le maggioranze “etniche” nel popolo motociclante: gli ultrà del racing seguiti a ruota dai cosiddetti Bikers , cioè gli emuli di Peter Fonda in Easy Rider. In realtà si tratta semplicemente di buoni consumatori, quindi la loro “domanda” stuzzica la logica legge dell’ “offerta”. Loro fanno il “gioco”: un orientamento obbligato per chi costruisce e vende abbigliamento-accessori. Quelli come me non sono consumatori altrettanto virtuosi: cercano roba buona fatta per durare, si affezionano alle cose, e rifuggono quasi infastiditi ogni forma di “moda”. Quelli come me sono una iattura per i costruttori di chincaglieria….

    Neppure in questo negozio troverò gli stivaletti per me perchè non esistono, probabilmente a causa di produzioni limitate. O meglio, esistono nella pubblicità di un settore spesso finto, quello della moto, e dovrò affidarmi alle vendite per corrispondenza, oppure mi improvviserò “marinaio” e navigherò in internet dove non ho mai fatto acquisti; come si fa? e poi un paio di stivali vorrei anche provarli…. Possibile ? Per un paio di stivali da moto ?

    Questi pensieri mi occupano la mente nell’attesa del mio turno. Eccola: vedo venirmi incontro una ragazza splendente di un alone di luce. Per la verità non è proprio bellissima ma la sua personalità unita ad una mandarinale cortesia potrebbero sciogliere chiunque: ella produce zucchero.
    Le spiego quello che cerco e vedo il suo bel viso mortificarsi in quella stessa smorfietta che ho già visto disegnata sul volto della signora nel primo motor-shop. Niente, nemmeno quì, che peccato (....per gli stivali, si capisce).
    Uscendo saluto l'amico "imbragato" nella tuta col cartellino penzolante dal collo mentre stà mimando una "piega" col sedere a mezz’aria a inforcare l'aria: Wrum! Wrum! Un bimbo invecchiato. Bè, abbiamo gusti contrapposti ma a ben pensarci la nostra indole un po fanciullesca non diverge poi molto. Ho gusti diversi ma in fondo….sono come lui. Conserviamoci così.
    Al terzo tentativo finalmente stappo la bottiglia. Eureka!
    E' uno storico negozio della città in cui sopravvivono alcune scatole "classiche": le ultime, mi dicono. Finalmente un bel paio di stivali sobrii, neri, semplici e morbidi, molto buoni. Li pago una certa cifra ma torno a casa soddisfatto sul volgere del mezzogiorno. L’intera mattinata è già volata via, e che faticaccia, sono stanco morto.
    Caparbiamente mi ostino a cercare cose semplici e di qualità, eppure sempre più spesso mi sembra di chiedere il Sacro Graal. Riuscirò in futuro a soddisfare questo mio principio? Faticherò alla stregua di questo paio di stivali? E’ paradossale: trovare cose semplici è diventato complicato.

    :ciao:

    Fabiobald
    Guzzi Stelvio 1200
    (la guzzalda giumenta)

     
    Ultima modifica: 6 Maggio 2012