Kawasaki 500 Mach III H1

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  1. Mauro Fiorentini

    Mauro Fiorentini

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    Oggi la protagonista della scheda sulle moto d’epoca è l’antesignana delle verdone moderne… la Kawasaki Mach III! :punched


    - La storia.
    Gli anni sessanta del secolo scorso sono stati un decennio importante per la Kawasaki. Nel 1964 l’azienda avvia un programma di esportazione negli Stati Uniti, mentre nel 1969 avviene la fusione tra la Kawasaki Aircraft Industries e la Kawasaki Dockyard, fusione da cui nasce l’attuale Kawasaki Heavy Industries. La produzione di moto, avviata all’inizio del decennio e fino ad allora competenza del settore aeronautico, ottiene una propria identità con la nascita della Kawasaki Motorcycle Division.
    Alla fine degli anni ’60 la Kawasaki era ormai pronta per tentare di esportare le sue moto sul suolo Americano e fu così che, quando nel 1967 alla sede centrale giunse la richiesta da parte della Kawasaki Motor Corporation di Los Angeles per una nuova moto di 500cc, tricilindrica a due tempi con 60 cavalli, propensione all’impennata e doti da “bruciasemafori”, l’allora Ingegnere Takahashi fu messo a capo del progetto, che si sarebbe concretizzato di lì a breve.
    Fu davvero breve il tempo di realizzazione: tre settimane prima del Tokyo Motor Show del 1968 la Kawasaki presentò la sua nuova 500-SS, successivamente commercializzata con il nome di H1 500 Mach III, per battere sul tempo la Honda e la sua nuova quadricilindrica CB750.
    La nuova mezzo litro di Akashi impressiona subito l’utenza per l’erogazione brutale della potenza e per la velocità: con i rapporti di serie raggiunge infatti i 192 km/h, ma allungando di un dente il rapporto finale si arriva a 199,5 km/h, il che la rende la moto di serie più veloce del mondo. L’accelerazione è bruciante, infatti la moto riesce a coprire 400 metri in 13 secondi con una velocità di uscita di oltre 160 km/h.
    La Mach III gode di un ottimo successo di vendite, tale da far passare in secondo piano i grandi difetti del progetto. Il telaio, soprattutto, è la parte meno riuscita, seguito a ruota da freni e sospensioni, tutti incapaci di imbrigliare la potenza del motore e causa di notevoli ondeggiamenti della moto lanciata a tutta velocità, tanto da farle guadagnare il nomignolo irriverente di “bara volante”. Anche i consumi di olio (1 litro ogni 400km) e benzina (10 km/litro) sono ben al di sopra della norma. Inoltre è stato più volte rilevato come questa moto fosse spesso comprata da una clientela non adeguatamente preparata a gestire l’evidente sbilanciamento del rapporto tra le prestazioni del motore e l’efficacia della ciclistica.
    Tuttavia la Kawasaki correrà ai ripari proponendo successive versioni (saranno ben sette) via via migliorate e più guidabili. Nel tempo sarà adottato il freno a disco e la potenza del motore verrà ridotta. Altre migliorie comprenderanno l’allungamento dell’interasse ed il posizionamento più avanzato del motore, nel tentativo di ridurre la tendenza alle impennate della potente tricilindrica.


    - La prova su strada.
    Qualunque prova su strada condotta all’epoca della presentazione della prima Mach III e delle sue versioni successive evidenzia la quasi rabbiosa erogazione del motore, soprattutto nell’accelerazione da fermo durante la quale era facile, a patto di mantenere a terra la ruota anteriore, spuntare tempi inavvicinabili anche dalle 750cc. Anche la velocità massima era notevole, sebbene andò abbassandosi con le versioni successive alla prima.
    Il rovescio della medaglia era una ciclistica inadeguata alle prestazioni del motore ed un cambio con la folle posizionata sotto la prima, una soluzione che poteva portare a trovarsi senza volerlo con la moto in folle.
    L’impianto frenante migliorò leggermente con l’adozione del disco anteriore, ma la forcella rimase sempre sottodimensionata e causa di notevoli difficoltà nella guida alle alte velocità. Neppure gli pneumatici di serie erano all’altezza delle prestazioni, in particolare per la mescola che non garantiva una aderenza ottimale.


    - I dati tecnici dichiarati (Mach III H1D).
    Motore: 3 cilindri in linea frontemarcia, 2 tempi, 59 cavalli a 8.000 giri al minuto.
    Cambio: a 5 velocità.
    Frizione: multi disco a bagno d’olio.
    Telaio: a doppia culla chiusa in tubi d’acciaio.
    Sospensioni: forcella teleidraulica all’anteriore, forcellone oscillante con ammortizzatori regolabili al posteriore.
    Freni: anteriore a disco singolo da 296 mm e pistoncino singolo, posteriore a tamburo centrale da 180mm.
    Dimensioni: peso a vuoto dichiarato di 185 chili.
    Prestazioni dichiarate: velocità massima 200 km orari.
    Esemplari prodotti: -


    - Fonti.
    Motociclismo d’epoca 4/1995;
    Motociclismo d’epoca 6/2016.


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    Foto: www.autoevolution.com, www.motorcyclespecs.co.za, www.classic-motorbikes.net. Le foto mostrano tutte la versione H1D della Mach III, introdotta nel 1973.


    2017Dueruotefebbraio1
     
    Ultima modifica: 14 Dicembre 2016
  2. Mastic

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    Mannaggia a te! Tutte moto che ho sognato continui a fare.

    Unico dubbio: credo che la vera bara fosse la 750, ancora più potente e caratterizzata da doti ciclistiche pessime. Ovviamente parlo per sentito dire: ero bimbo e non l'ho mai guidata. Anzi, se qualcuno volesse farmene provare una sarei pure disponibile eh :)
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  3. calus

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    Ci ho fatto l' infanzia sulla 750...dietro a mio zio 9entrambi ancora vivi :D )
    Ancora ce l' ha, ma ci vuole un restauro di non so quanti euro..forse ne vale la pena!

    Scrivici qualcosa Mauro!
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  4. fcalissi

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    Non mi (ti) pagano abbastanza per guidare quella... :twisted:

    Chi lo disse e riguardo a cosa è il quesito della settimana :D
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  5. Mastic

    Mastic

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    King Kenny Roberts, quando la Yamaha gli preparò una moto da dirt track sulla base della OW31 750 che usava in pista.
    Diciamo che all'epoca si diceva già che la Yamaha 750 due tempi era un mostro inguidabile. Pensare di farci il dirt...

    Ora che ho trovato su Google questa cosa me ne ricordo anche io! :oops:
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  6. fcalissi

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    Ti ho beccato giovincello !
    Però merito alla sincerità ;-)

    Il Kawa era lo stesso,di qualsiasi cilindrata (c'era anche 400 per l'importazione)

    Siccome all'epoca non c'era la fissazione di andare forte in curva,andare sui passi,giornate in pista men che mai, tutto si giocava sui 400 metri,semaforo semaforo,autostrada e via così
    Oggi si dice "non avevano telaio",ma escluso Guzzi e Ducati nessuno aveva telaio a partire dalle Inglesi (le moto sporcaccioni !)
    Il problema della "bara" era che non si aveva la percezione della velocità (come oggi !) e della velocità con cui si raggiungeva,per cui le curve o gli ostacoli ti arrivavano in faccia

    E poi i freni,oggi non le omologherebbero nemmeno,provare una di queste oggi sarebbe impensabile. Io ho avuto solo la prima RD 350 della serie ( GP replica) tutta a tamburo,e già non frenava quella con 35 cv,figurati il doppio
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  7. drew0303

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    Un amico sosteneva convintamente che venivano collaudate da un team di Kamikaze sopravvissuti al conflitto mondiale.
    probabilmente in questa affermazione c'è un fondo di verità... :lol:
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  8. desmofuzz

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    Giovine :D le confermo che la bara era il 750...ne aveva una un mio amico,
    che in aggiunta aveva anche una cosa piuttosto antipatica, capitava che fermandosi
    e rimanendo al minimo...faceva una sorta di starnuto e il motore prendeva a girare al contrario,
    immagina il momento della partenza...

    Mentre il 500, modestamente lo grippai in superstrada...fortunatamente, avevo due dita sulla frizione.
    una cosa curiosa, avevano la folle, dove ora siamo abituati a trovare la 1° marcia...
    la prima volta, pensavo che non entrasse :D e giù pestoni!
     
    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  9. kitcarson0506

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    Ultima modifica: 1 Dicembre 2016
  10. alberth56

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    Ci ho lavorato diversi anni della mia gioventù sulle Kawa e non erano eppoi così male, con poche modifiche, nelle gare per moto di serie 750 cc, nei anni 74-75 ci abbiamo battuto sia le Laverda SFC che le Ducati ufficiali!! a Maggione.
    Il telaio non aveva nessun problema particolare, bastava sostituire il materiale della bussola (o delle bussole, non ricordo) del perno sul forcellone, le originali erano in simil teflon e noi le mettevamo in ottone, costruite al tornio.
    Poi occorrevano un paio di Koni al posteriore, un arco tra i due gambi della forcella, molle più dure e canotti sfilati un paio di cm sopra la piastra , due Dunlop K81 e tre espansioni. Tutto quì.
    Sono quello con la maglietta Kawa, si, con 43-4 anni in meno :D .
    Ciao
     

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    Ultima modifica: 2 Dicembre 2016
  11. kitcarson0506

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    il profumo (o la puzza) dei 70' del secolo scorso..
    l'epopea delle jap :)
     
    Ultima modifica: 2 Dicembre 2016
  12. Maxpeacemakertavel

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    che meraviglia! ecco, a me sta moda delle moto finte vitage sta sulle palle. questi sono capolavori veri inseriti in quel contesto storico. le scimmiottature più o meno riuscite di oggi possono solleticare all'inizio, ma nn raggiungranno mai il fascino vero di queste
     
    Ultima modifica: 2 Dicembre 2016
  13. Mauro Fiorentini

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    Grazie dei commenti :) la prossima scheda sarà un regalo per Mostro e un'autocelebrazione per me...... SE ritrovo le riviste dell'epoca :oops:

    Ci scriverei molto volentieri le impressioni di guida :D

    Sono davvero contento di vedere quanti di voi - e in che modo - hanno avuto a che fare con queste moto di cui papà mi ha sempre parlato.
    Siete troppo forti!
    Vecchi, ma forti! :D
     
    Ultima modifica: 2 Dicembre 2016
  14. dariogs61

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    Nell'82 a luglio andavo a Loano da Milano in Moto il Weekend alternando La Laverda Jota 180 con la MachIII 500, sulle curve non c'era partita, la Kawa iniziava a fluttuare e dovevi rallentare, ma l'accelerazione era esaltante così come il canto del motore.
     
    Ultima modifica: 2 Dicembre 2016
  15. stefano.gr

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    Questa la beccai qui davanti qualche anno fà , la riconobbi dal rumore inconfondibile !!!

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    Ultima modifica: 3 Dicembre 2016